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Campi Flegrei,
Golfo di Napoli

Nella regione vulcanica dei Campi Flegrei si sfruttavano già le fumarole (esalazioni di vapore) per riscaldare gli ambienti termali. L’ingegnere e imprenditore Gaio Sergio Orata intuisce di poter replicare quel sistema, usando un doppio pavimento, o vespaio. Nello spazio così creato circola l’aria calda prodotta da combustione di legna all’interno di forni comunicanti.

Il sopraelevato
conquista l'Impero

Nei secoli successivi il sistema viene perfezionato e comincia a essere largamente impiegato negli edifici termali e nelle ville più lussuose di Roma. Pilastri in mattoni sostengono le enormi piastrelle che creano lo spazio sotto il pavimento, dove scorre l’aria riscaldata. Negli ambienti termali più caldi (calidarium) la temperatura può arrivare anche a 60 gradi, tanto che servono gli zoccoli di legno per camminare.

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Macchine
infernali

IBM lancia sul mercato una nuova apparecchiatura chiamata mainframe computer, che lavora con comandi punto-punto: ovvero, a ogni comando corrisponde un collegamento via cavo. I primi computer pesano qualche tonnellata e occupano decine di metri quadrati. Per contenerli nascono dei veri e propri locali tecnologici e i pavimenti sopraelevati diventano una necessità assoluta.

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Computer
sopraelevati

I primi sistemi sopraelevati sono soluzioni puramente tecniche, che rispondono alle necessità di locali come centri di calcolo, centrali telefoniche e sale controllo di centrali elettriche: offrono infatti una struttura in grado di sostenere il peso delle macchine, di facilitare l’accesso ai cavi e di aiutare il raffreddamento delle apparecchiature. Il sopraelevato utilizza semplici piastre in acciaio sostenute da strutture e piedi (anch’essi in acciaio) appoggiati al pavimento esistente.

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Un guizzo
di genio

Protagonista della diffusione nel nostro Paese è l’ingegnere Claudio Rossi. Originario di Piove di Sacco (Padova), dopo la laurea in ingegneria meccanica si trasferisce a Milano. Qui lavora per una ditta svedese che tratta aria compressa. Nei CED (Centri di Elaborazione Dati) si rende conto che, per installare gli enormi computer, serve un modo efficace per far viaggiare i cavi. I pavimenti sopraelevati sembrano perfetti per le stesse esigenze che hanno già risolto oltreoceano: la semplicità di utilizzo e di manutenzione e l’elevata portata meccanica.

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Nasce il distretto
del Piovese

Di ritorno nel Piovese, nel 1964 l’ing. Rossi fonda la HIROSS insieme ai fratelli Giuliano e Vittorio. L’azienda contribuirà in modo fondamentale alla diffusione dei pavimenti sopraelevati e sarà capofila del “distretto del freddo”, uno dei più importanti d’Europa.

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Gli standard
del sopraelevato

Nascono gli standard per pavimenti sopraelevati in uso ancora oggi: pannelli 60x60 cm con piedistallo regolabile e traverso laterale. Con i prezzi dell’alluminio in crescita, aziende come GSA srl privilegiano la produzione di piedini in ferro per la posa dei pavimenti. L’intero sistema della sottostruttura viene rivoluzionato: con il traverso a scatto (che rende superflua la vite di ancoraggio) e maggiore precisione e tolleranza dei componenti.

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L'evoluzione
in Italia

Nel Piovese, HIROSS si appoggia a terzisti per la produzione dei pavimenti sopraelevati, perché servono delle macchine specifiche per squadrarli e bordarli. Tra i partner c’è anche Umberto Matterazzo, poi fondatore di Newfloor. Si comincia a sperimentare sui progetti in corso, cercando novità sui materiali e le soluzioni. Sul territorio italiano iniziano a nascere nuove società, spesso guidate da ex dipendenti HIROSS.

Estetica
e vivibilità

Nei grandi uffici con alti tassi di attività il sopraelevato non ha più un ruolo solo tecnico, ma anche estetico e di vivibilità degli spazi. Così si iniziano a migliorare le sue caratteristiche, per rendere le soluzioni più funzionali e adattarle alle richieste dei lavoratori. Serve un pavimento che mantenga le stesse caratteristiche del piano di calpestio tradizionale: stabile, con un buon isolamento acustico e che risponda a proprietà elettrostatiche e di resistenza al fuoco. La storica azienda statunitense Tate introduce i primi pannelli saldati in acciaio riempiti con cemento leggero: più stabili e meno rumorosi.

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1986
Nasce Newfloor

Nel Piovese, dove collabora da anni con HIROSS, Umberto Matterazzo decide infine di investire in una società che si occupi di realizzare esclusivamente pavimenti sopraelevati. Acquista il terreno, costruisce la sede produttiva: nasce Newfloor.

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Fuori
formato

Il formato 60x60 cm deriva dall’epoca romana di Orata, dove le piastrelle misuravano due piedi. Per rispondere a esigenze funzionali ed estetiche sempre più diversificate, negli anni ’90 iniziano a vedersi soluzioni chiamate “fuori formato”. Newfloor è tra le prime aziende a offrire questa possibilità, con pannelli che vanno dai 40x40 cm ai 60x150 cm.

Materiali
d'avanguardia

Da qualche anno si realizzavano pannelli in marmo senza bordo, tagliati ad acqua e poi incollati al supporto. Ora si comincia a guardare alle ceramiche, più leggere ed economiche del marmo, di più facile manutenzione rispetto a linoleum e moquette. Le ceramiche iniziano ad applicarsi ovunque: pavimenti sopraelevati, ma anche facciate. La ditta di ceramiche Marazzi produce per prima una piastrella con il bordo iniettato. Newfloor avvia una collaborazione con loro e un’azienda tedesca per bordare la ceramica. Nel 1998 brevetta il pannello in grès porcellanato bordato con fuga permanente.

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Ricerca continua

I pannelli riciclati usano meno energia, meno materie prime, e semplificano i processi di gestione dei rifiuti. Nel 2001 Tate lancia i primi pannelli per il flusso d’aria ad alto volume per data center. A queste si affiancano nuove ricerche sull’estetica: pavimenti lucidi, levigati, di design, dove è sempre protagonista la ceramica.

Il pavimento
autoposante

Con il diffondersi del recupero degli edifici attraverso le ristrutturazioni, gli alti costi di smaltimento dei rifiuti e il riuso dei materiali, nasce l’esigenza di ricoprire vecchi pavimenti sopraelevati rovinati con finiture nuove o più alla moda. Nel 2013 Newfloor brevetta il sistema Freefloor, il pavimento autoposante a secco.

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Guardare lontano
con i piedi saldi
a terra

Il sopraelevato è un settore maturo e consolidato, che ora sta crescendo dal punto di vista tecnologico. Newfloor sta concentrando la sua ricerca per realizzare prodotti unici sul mercato: da un lato nuove coperture, che rispondano a esigenze di design sempre più sofisticate; dall’altro l’integrazione di altri sistemi nel pavimento, come il riscaldamento radiante o i pannelli retroilluminati.
Inoltre, collabora con le università, dove presenta il sistema sopraelevato agli studenti di architettura e ingegneria. Con l’augurio di ispirare nuovi passi avanti nel mondo del sopraelevato, verso le prossime avventure.